Doppia gialla, perché la penalità a Verstappen era sacrosanta… e lui poteva risparmiarsela

martedì 23 novembre 2021 · Regolamenti

L’aspetto più comico è che lo sgambetto in qualifica, per la seconda volta in un mese, alla Red Bull lo tira l’Alpha Tauri: con Tsunoda a Città del Messico, con Gasly a Losail. Succede che Gasly mentre chiude l’ultimo giro in Q3 sfascia l’ala sopra un cordolo e buca l’anteriore destra, non entra ai box e prosegue, comunque a rilento. Di qui la confusione che porta a questa intermittenza di bandiere gialle, dalla quale scaturiscono le penalità.

Tre posti di retrocessione a Bottas, cinque a Verstappen perché tecnicamente l’infrazione è diversa: entrambi tengono giù il piede, ma Bottas trova una sola bandiera, Verstappen la trova doppia. In effetti, in uscita dall’ultima curva le segnalazioni luminose a bordo della pista e nel cockpit sono ancora spente, i commissari invece già sventolano per segnalare lo stop di Gasly.

Red Bull prova ad appellarsi al fatto che non ci fosse sincronia fra le bandiere fisiche e quelle luminose. Ma è un appiglio che non regge, perché ai sensi del Codice Sportivo, appendice H, entrambe le modalità di segnalazione hanno pari valenza. Anzi, c’è un precedente illustre che dà prevalenza alle bandiere sui led: riguarda ancora la Red Bull, è storia del 2012, una bandiera verde assolve Vettel per il sorpasso a Vergne, malgrado sul cockpit siano accese le spie gialle.

Che poi, se Verstappen avesse letto per bene il libro delle regole, avrebbe saputo che da Austin, nemmeno un’epoca fa, chi trova doppia gialla perde il crono, sempre e comunque. Istruzione che la Fia ha ribadito nelle note che ha diramato per Losail. Per cui tanto vale rispettarle alla lettera, le norme di sicurezza. E lui peraltro si sarebbe tenuto la seconda posizione, che era già sua per il giro precedente.

In un mondiale che si gioca punto su punto, la retrocessione chiaramente la Red Bull la prende malissimo. Verstappen: “I commissari non mi fanno mai regali”. Marko: “Ridicolo, la Fia scarica la sua incompetenza sulle spalle dei piloti”. Ma quello che ci va più duro è sempre Horner:

I think it’s just a rogue marshal that’s stuck a flag out and he’s not been instructed to by the FIA. They’ve got to have control of their marshals, it’s as simple as that because that’s a crucial blow in this world championship for us.

È Masi che riporta l’intervista alla direzione gara: “Intollerabile, a un commissario che lavora come volontario”. Horner viene convocato, deve rispondere di infrazione al Codice Sportivo. Si offre per una giornata di affiancamento nel corso di formazione dei commissari di percorso e si becca un richiamo ufficiale. Che serva da lezione per frenare quell’atteggiamento guascone, irriverente e supponente che in fondo accomuna tutta la famiglia delle lattine.

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