Binotto è fuori, perché si è dimesso e che colpe ha: il caso della direttiva tecnica 39

martedì 29 novembre 2022 · Paddock life

Inizia con una doppietta promettente a Sakhir, finisce con l’assedio da parte della Mercedes che nel frattempo torna a vita, mentre Verstappen passeggia verso il mondiale: sta qui la chiave di lettura più immediata che spiega le ragioni delle dimissioni di Mattia Binotto, nell’involuzione deprimente della F1-75.

Benedetto Vigna, ad del cavallino, mercoledì riprendeva Enzo Ferrari: “Il secondo è il primo dei perdenti, non sono soddisfatto”.

Paga Binotto per tutti. E paga soprattutto la responsabilità di aver costruito il progetto dell’auto attorno a una soluzione che a metà campionato si rivela borderline e quindi rischiosissima in retrospettiva, alla luce dell’emanazione della famigerata direttiva tecnica 39 che scaturisce dalla crociata contro il porpoising ma allo stesso tempo permette alla Fia di stringere la vite contro i furbetti del fondo flessibile. Tra i quali c’è pure la Ferrari.

Il resto è una lunga serie di capi d’imputazione minori. La remora a stabilire la gerarchia nel box, per esempio. Ma anche la gestione incauta del budget, che la Ferrari esaurisce quando gli altri ancora stanno spendendo: “Abbiamo dovuto fermare lo sviluppo in estate”, ammissione sua.

Resta in carica ad interim fino al 31 dicembre, dopodiché la Ferrari deve cercarsi un nuovo team principal. E anche un nuovo direttore tecnico, perché Binotto rappresentava un’anomalia in quel doppio ruolo che teoricamente doveva semplificare le procedure e invece si rivela una strategia fallimentare, sebbene il curriculum pregresso valga rispetto.

Capo ingegnere nel 2007 a 38 anni, quindi responsabile delle operazioni motore nel 2009, direttore del reparto power unit al via dell’era turbo ibrida nel 2014, direttore tecnico nel 2016 quando Marchionne taglia Allison. Infine, team principal dal 2019 dopo Arrivabene. In tutto, 28 anni a Maranello.

Secondo la Gazzetta – che si bulla dell’anticipazione, una volta tanto che ci ha preso – il successore c’è già e si chiama Frederic Vasseur. Ex direttore sportivo di Art in GP2, poi in Formula 1 con Renault e Alfa Romeo. Praticamente, è già di famiglia.

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